Italian poem
Capitolo a Messer Marco Veneziano
by Francesco Berni (1610–1673)
Quant’io vo più pensando alla pazzia, messer Marco magnifico, che voi avete fatto e fate tuttavia,
d’esservi prima imbarcato e da poi para pur via, sappiate che mi viene compassïon di voi stesso e di noi,
che dovevamo con cento catene ligarvi stretto; ma noi siamo stati troppo da poco e voi troppo da bene.
Quel monsignor da gli stival tirati poteva pure star dui giorni ancora, poi che dui mesi ce aveva uccellati
con dire: "Io voglio andar; io andrò ora", ché pur veniva da monsignor mio la risposta, la qual è venuta ora;
e dice ch’è contento e loda Iddio venga con voi e stia e vada e torni e facci tanto quanto v’è in disio,
pur che la stanza non passi otto giorni. Ma Dio sa poi quel che sarebbe stato: al pan si guarda inanzi che s’inforni,
poi non importa quand’egli è infornato. Or basta; io son qui solo come un cane e non magno più ostreghe né fiato;
e per disperazion vo via domane, in loco ov’io v’aspetto e vi scongiuro che siate almen qui fra tre settimane,
perch’i’ altrimenti non sarei sicuro; ciò è avrei da far... voi m’intendete, che sapete il preterito e ’l futuro.
Diranno: "Noi vogliam che tu sia prete"; "Noi vogliam che tu facci e che tu dica": io starò fresco se voi non ci sète.
Senza che più ve lo scriva o ridica, venite via: che volete voi fare, fra cotesti orti di malva e d’ortica,
che son pei morti cosa singulare, come dice el sonetto di Rosazzo? Io vo’ morir se ci potrete stare.
E per mia fe’, ch’è pur un bel solazzo l’avere scelta questa vostra gita! È stato quasi un capriccio di pazzo.
Per certo egli era pur un’altra vita Santa Maria di Grazie e quelle torte, delle quali io mi lecco ancor le dita;
quelle, vo’ dir, che ’n così varia sorte ci apparecchiava messer Pagol Serra; che mi vien ora el sudor della morte,
a dir ch’io m’ho a partir di questa terra et andarmi a ficcar in un paese dove si sta con simil cose in guerra;
di quella grazïosa, alma, cortese, che vive come vivono i cristiani, parlo della brigata genovese,
Salvaghi, Arcani e Marini e Goani, che Dio dia a’ lor cambi e lor faccende la sua benedizion ad ambe mani.
Era ben da propor, da chi s’intende di compagnie e di trebbî, a coteste generazion salvatiche et orrende,
che paion sustituti della peste. Or io non voglio andar moltiplicando in ciance che vi son forte moleste,
e ’n sul primo proposito tornando, dico così, che voi torniate presto. A vostra signoria mi raccomando
e mi riserbo a bocca a dire il resto.