Italian poem
Capitolo dei cardi
by Francesco Berni (1610–1673)
Poi ch’io ho detto di Matteo Lombardi, de’ ghiozzi, dell’anguille e di Nardino, voglio dir qualche cosa anco de’ cardi,
che son quasi meglior che ’l pane e ’l vino; e s’io avessi a dirlo daddovero, direi di sì per manco d’un quattrino.
Et anche mi parrebbe dire il vero, ma la brigata poi non me lo crede e fammi anch’ella rinegar san Piero;
ben che pur alla fin, quando ella vede che i cardi son sì bene adoperati, le torna la speranza nella fede.
E dice: "O terque quaterque beati quei che credono altrui senza vedere!", come dicon le prediche de i frati.
Non ti faccia, villano, Iddio sapere, ciò è che tu non possa mai gustare cardi, carciofi, pesche, anguille e pere.
Io non dico de’ cardi da cardare, che voi non intendessi qualche baia; dico di quei che son buon da mangiare,
che se ne pianta l’anno le migliaia ed attendonvi a punto i contadini quando non hanno più facende all’aia;
fannogli anche a lor mano i cittadini e sono oggi venuti in tanto prezzo che se ne cava di molti fiorini.
Dispiacciono a qualch’un che non ci è avezzo, come suol dispiacere il cavïale, che pare schifa cosa per un pezzo:
pur non di manco io ho veduto tale che, come vi s’avezza punto punto, gli mangia senza pepe e senza sale;
senza che sien così trinciati a punto, vi dà né più né men drento di morso, come se fusse un pezzo di pane unto.
A chi piaccion le foglie et a chi ’l torso; ma questo è poi secondo gli appetiti: ogniuno ha ’l suo giudizio e ’l suo discorso.
Costoro usan de dargli ne’ conviti, dietro, fra le castagne e fra le mele, da poi che gli altri cibi son forniti.
Mangiansi sempre al lume di candele; ciò è, volevo dir, mangiansi il verno, e si comincia fatto san Michele.
Bisogna aver con essi un buon falerno o un qualch’altro vin di condizione, come sa proveder chi ha governo.
Chi vuol cavar i cardi di stagione, sarebbe proprio come se volesse metter un legno su per un bastone,
e se fusse qualch’un che li cocesse e volesse mangiarli in varii modi, diria ch’egli non sa mezze le messe.
I cardi vogliono esser grossi e sodi, ma non però sì sodi che sien duri, a voler che la gente se ne lodi;
non voglion esser troppo ben maturi, anzi più presto alquanto giovanetti, altrimenti non son troppo sicuri;
sopra tutto bisogna che sien netti; e se son messi per la buona via, causano infiniti buoni effetti:
fanno svegliare altrui la fantasia, alzan la mente a gli uomini ingegnosi dietro a’ secreti dell’astrologia.
Quanto più stanno sotto terra ascosi, dove gli altri cotal diventan vecchi, questi diventan belli e rigogliosi.
Non so quel che mi dir di quelli stecchi ch’essi hanno; ma, secondo il parer mio, si posson comportar così parecchi,
perché, poi che gli ha fatti loro Iddio, che fa le corna e l’unghie a gli animali, convien ch’io m’abbia pazïenza anch’io;
pur che non sien però di quei bestiali, che come li spuntoni stanno intieri, tanto che passarebbon gli stivali.
O Anton Calzavacca dispensieri, che sei or diventato spenditore, compraci questi cardi volentieri;
non ti pigliar le cose così a core, ma attendi a spender, se tu hai denari; del resto poi provederà il Signore.
Se’ cardi ti paressen troppo cari, non gli lasciar, perché non è onesto che patischino i ghiotti per gli avari;
lassa più presto star l’olio e l’agresto, il pane, il vin, la carne, il sale e ’l lardo; càcciaci drieto tutto quanto il resto
e per l’amor de Dio dacci del cardo.