Italian poem
Capitolo del diluvio
by Francesco Berni (1610–1673)
Nel mille cinquecento anni vent’uno, del mese di settembre a’ ventidue, una mattina a buon’otta, a digiuno,
venne nel mondo un diluvio che fue sì ruinoso che da Noè in là a un bisogno non ne furon due.
Fu, come disse il Pesca, qui e qua; io, che lo viddi, dirò del Mugello: dell’altre parti dica chi lo sa.
Vulcano, Ischia, Vesuvio e Mongibello non fecion a’ lor dì tanto fracasso: disson le donne che gli era il fragello,
e che gli era il demonio e ’l satanasso e ’l diavolo e ’l nemico e la versiera ch’andavon quella volta tutti a spasso.
Egli era terza e parea più che sera; l’aria non si potea ben ben sapere s’ell’era persa o monachina o nera;
tonava e balenava a più potere, cadevon le saette a centinaia: chi le sentì non le volea vedere.
Non campò campanile o colombaia; in modo tal che si potea cantare quella canzona che dice: «O ve’ baia».
La Sieve fece quel che l’avea a fare: cacciossi inanzi ogni cosa a bottino, menonne tal che non ne volea andare.
Non rimase pei fiumi un sol molino, e maladetto quel gambo di biada che non n’andasse al nemico del vino.
Chi stette punto per camparla a bada arebbe poi voluto esser altrove, ché non rinvenne a sua posta la strada.
Potria cantar cose alte e cose nove, miracoli crudeli e sterminati, dico più di otto e anco più di nove:
come dir bestie e uomini affogati, quercie sbarbate, salci, alberi e cerri, case spianate e ponti ruinati.
Di questi dica chi trovossi a i ferri; io ne vo’ solamente un riferire, et anco Dio m’aiuti ch’io non erri.
O buona gente che state a udire, sturatevi li orecchi della testa, ch’io dirò cosa da farvi stupire.
Mentre che gli era in ciel questa tempesta, si trovorno in un fiume due persone: or udirete cosa che fu questa.
Un fossatel che si chiama il Muccione, per l’ordinario sì secco e sì smunto che non immolla altrui quasi il tallone,
venne quel dì sì grosso e sì raggiunto che costor duo, credendo esser da lato, si trovorno nel mezzo a punto a punto.
Ivi ciascun di loro spaventato e non vedendo modo di fuggire, come sa ch’in tal casi s’è trovato,
vollono in sur un albero salire e non dovette darne loro il core. Io non so ben quel che volesse dire:
eron frategli e l’un, ch’era il maggiore, abbracciò ben quel legno e ’n su le spalle si fé salir il suo fratel minore.
Quivi il Muccion e tutta quella valle correvon ceppi e sassi aspri e taglienti: tutta mattina dàlle, dàlle, dàlle.
Furno coperti delle volte venti, e quel di sotto, per non affogare, all’albero appoggiava il viso e’ denti.
Attendeva quell’altro a confortare, ch’era per la paura quasi perso; ma l’uno e l’altro aveva poco a stare,
ché bisognava lor far altro verso. Se non che Cristo mandò lor un legno che si pose a quell’albero attraverso:
quel dette loro alquanto di sostegno, e non bisogna che nessun s’inganni, ché ’n altro modo non v’era disegno.
A quel di sotto non rimase panni: uscinne pesto, livido e percosso, et era in ordin come un san Giovanni.
Quell’altro anche devea aver poco indosso; pur li parve aver tratto diciannove, quand’egli fu dalla furia riscosso.
Questa è una di quelle cose nuove ch’io m’arricordi aver mai più sentita, né credo tal ne sia mai stata altrove.
Buone persone che l’avete udita e pur avete fatto questo bene, pregate Dio che vi dia lunga vita
e guardivi dal foco e dalle piene.