Italian poem
LXXIII. ("Sacre muse toscane, o voi mi…)
by Francesco Berni (1610–1673)
"Sacre muse toscane, o voi mi date un dolce stil quale ha il mio Bernia, od io tacerò sempre e frenarò il disio di lodar lui, che voi sì forte amate.
Le pure rime sue, senza arte ornate, non lungi molto a quelle van che ’l dio di Cinto canta ad Euterpe e Clio, onde ben puonno al mondo esser lodate.
E se pur solo a lui concesso avete sì raro don, sospesa a questo pino muta sempre starà la mia sampogna".
Così come uom che le sue voglie sogna, dicea Damon, quasi invidiando Elpino. Or tace, e del tacer bel frutto miete. Varchi, quanto più lode voi mi date tanto più l’aborrisco e rifiuto io, che so che vinto da gentil disio altri più che voi stesso a torto amate.
Le rime mie, senza arte e non ornate, assai lontan da quelle van che ’l dio di Cinto canta ad Euterpe e Clio e dalle vostre, a gran ragion lodate;
da quelle che d’altrui diverse avete quanto l’umil ginebro all’alto pino, da stridol canna nobile sampogna,
quanto dall’uom ch’è desto a quel che sogna. Or canti il buon Damone e taccia Elpino, ch’ei sol del suo bel dir buon frutto miete.