Italian poem
XX. (Cesare mio, qui sono ove il…)
by Francesco Berni (1610–1673)
Cesare mio, qui sono ove il mar bagna la riva a cui diè l’ossa e ’l nome mise morta colei ch’ebbe il figliuol d’Anchise nutrice a Troia e ne suoi error compagna.
Qui la vittoria espetta e Franza e Spagna di sue rapine e prede mal divise, e chi al barbaro giogo si sommise or tardo del suo error si pente e lagna.
Tra foco, fiamme, stridi orrendi e feri, fame, roine e martïal furore, meno mia vita in duri aspri sentieri;
e pur vivon scolpiti in mezzo il core tutti l’antichi miei dolci pensieri, ché Morte ha sol la scorza e ’l rest’Amore. Divizio mio, io son dove il mar bagna la riva a cui il Battista il nome mise e quella donna che fu già di Anchise non mica scaglia ma bona compagna.
Qui non si sa che sia Francia né Spagna, né lor rapine ben o mal divise; se non che chi al lor giogo si summise grattisi ’l cul, s’adesso in van si lagna.
Fra sterpi e sassi e villan rozzi e fieri, pulci, pidocchi e cimici a furore, men vo a sollazzo per aspri sentieri;
ma pur Roma ho scolpita in mezzo il cuore e con gli antichi mei pochi pensieri Marte ho nella brachetta e in culo Amore.