Italian poem
Lite giocosa, decisa da Elpino e Filli
by Francesco De Lemene (1634–1704)
Elp. Oggi fa l’anno appunto Dal dì, Fille mia, che Amor col fischio Quel mal accorto augel trasse nel rischio. Fil. Sì quell’incauto augel, quel che a vederlo Era uno storno. Elp. . . . . . . . . Era un merlo. Fil. Era uno storno. Elp. . . . . . . . . Era un merlo. Fil. Uno storno. Elp. . . . . . . . . Un merlo. Fil. Io il vidi, e non m’inganna il guardo mio. Elp. Chi’l sa meglio di me, che’l vidi anch’io? E sempre il dissi, ed a ridirlo torno, Era un merlo. Fil. . . . . . . . . Era un storno Elp. Era un merlo. Fil. . . . . . . . . Era un storno. Elp. Un merlo Fil. . . . . . . . . Un storno. Orsù finiam la lite, Udite la sentenza, amanti, udite: Si dichiara, che quelli Incauti troppo e mal accorti augelli, Che nel vischio d’amor veggiam ridotti, Tutti si posson dir storni e merlotti.