Versos Italian Francesco Petrarca Sonetto CCLXXVIII

Italian poem

Sonetto CCLXXVIII

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I Dì miei più leggier che nesun cervo, Fuggir, com’ombra; e non vider più bene Ch’un batter d’occhio, e poche ore serene, Ch’amare, e dolci nella mente servo. Misero mondo, instabile, e protervo, Del tutto è cieco chi ’n te pon sua spene: Che ’n te mi fu ’l cor tolto; ed or sel tene Tal ch’è già terra, e non giunge osso a nervo. Ma la forma miglior, che vive ancora, E vivrà sempre, su nell’alto Cielo; Di sue bellezze ognor più m’innamora: E vo sol’ in pensar cangiando il pelo, Qual’ ella è oggi, e ’n qual parte dimora; Qual’ a vedere il suo leggiadro velo.