Italian poem
Fantasia pagana
Via per il piano rïondeggiavano le messi d’oro con ampio fremito di baci; su i verdi esultava una ebrezza fiammante di sole.
Su su da’ prati, da gli orti effluvii saliano a nembi ne ’l torrid’aere; passavano a stormi gli augelli pe’ cobalti de ’l cielo cantando,
e giù da ’l colle scendeano candidi muggendo i bovi; su pe’ declivii carpivan le greggi lascive l’acre citiso e il salice amaro.
In groppa a ’l vento venìa da ’l placido bosco vicino un suon di flauto: era forse il rustico Pane modulante ne l’ombra i suoi carmi?
Dicea di Bacco, l’eterno giovine, e quanto amore d’Arïanna arselo; di Venere i vezzi dicea trasvolante via lunge tra i fiori…
E tu, Glicera, co ’l crine d’ebano donato a l’aura, co ’l seno turgido ansante tra il facile bisso, per la sponda de ’l lago fuggivi.
In candor pario nude mostravansi, a l’agitarti, le forme nitide; i lombi ricurvi moveansi, ne la corsa, con onda procace.
Io tra le canne alte inseguìati e il cor batteami di desiderio; la febbre de ’l senso pulsava ne l’arterie più calda de ’l sole.
E alfin ti giunsi!… Con trepida ansia su le ninfee ti stesi, e un bacio co ’l labbro convulso t’impressi, — Or sei mia!… — gridando — sei mia!…
Tu fra le strette, come una vipera, ti contorcevi, mettendo gemiti; ma quando un’arcana parola co’ la voce tremante ti dissi,
tu con tal atto d’amore il cerulo sguardo girasti ver’ me, che parvemi ne li occhi e ne ’l roseo volto ti ridesse una luce d’eliso.
Oh allor qual estasi!… Brividi e fremiti correan le fibre; le carni aveano scintille; né muscoli tesi martellava, spossando, il piacere.
E intorno a noi vasta, giallissima tacea la state; ridevan pronube le bianche ninfëe. Due folaghe si levaron dai giunchi auspicando.