Italian poem
Febbre
Arde fioca la lampada oscillante d'una luce rossastra, e a le pareti sbatte in balli fantastici uno strano popolo d'ombre; l'orologio segue la ridda paurosa co 'l tic-tac monotono; uno scarno crocifisso ritto d'avanti come una minaccia par che mi guardi; ne la strada a tratti passano i carri rumorosi, e via co' gli urli rochi e le bestemmie oscene si dileguano lunge: è l'ultima orgia di Carneval.
La febbre mi riarde il sangue orribilmente: qui ne' polsi e ne la tempia un martellìo continuo che mi risuona in eco dolorosa in fondo a 'l cuore; par che ne le vene mi scorra piombo ardente; par che il cranio mi scoppî ad ora ad ora; par che il petto mi morda un serpe feroce; qui in gola il singhiozzo... il singhio...
Maledizione! perché mi guardi, o crocifisso atroce, con codesti occhi d'inferno?... Io non voglio, io non voglio vederti! Non mi tendere le braccia scarne, non ghignar così… Io non voglio, perdio!… Che? tu sconficchi i chiodi che ti avvincono a la croce, tu scendi minaccioso, tu…
Chi suona? Oh le divine note di Gounod! Come ti volan le manine candide su li avorî sonanti, o Lilia bionda, e da le labbra armoniche fluisce la dolce melodia di Margherita!… Ne ’l sen riarso mi scende il tuo canto come l’ambrosia de gl’Iddii d’Omero, o sirena gentile! Vieni, vieni, e porgimi le labbra: io voglio perdermi in sogni azzurri e d’oro su ’l tuo florido petto e fra i tuoi capelli; io voglio suggerti il fiore de la bocca, e poi trasfondermi in un raggio di stella, o in un effluvio di rosa e di viola!… Vien… Chi ride qui? Perché tu mi rompi le parole su ’l labbro, o Mefistofele, co ’l ghigno agghiacciatore? Io non voglio seguirti; io non son Fausto, m’intendi?…
E chi sono? Per Venere Ericinia, mia patrona, declinate le fronti fino a terra: io sono il divo Imperatore! Olà mi s'apprestino i bagni profumati co’ l’essenze di Siria: questo reo sole di luglio mi brucia le vene. Dopo i bagni il triclinio: le fanciulle jonie cantino un inno di Bacchilide alternando le danze; a prona mano si riversi il Falerno di cent’anni ne le capaci amìstidi; né manchi la rosa e l'apio verde a 'l gran convito!… Convito?… Ah sì, il festevole convito de' vermi…
Ma perché questa grigiastra compagnia di monatti?… C'è la peste qui?…
Com’è giallo il tuo viso, o Cecilia: come son scarne le gote!… Stasera verrà la mamma a sognare con te là giù sotto la terra grassa, e i vostri gentili sogni fioriranno ognora in gigli e in ciclamini… Voglio anch’io venire a ’l fresco là giù; qui si soff… Silenzio!… Viene il principe danese avvolto in nero drappo: ei porta in mano il teschio di Yorik e sorride. È amaro il suo riso, o Cecilia…
Words, words, words! Sentite? non ci sono né veristi né idealisti; ci sono...
Parlate piano, per carità! Ne l’altra stanza c’è la mamma che dorme. Ella non vuole ch’io venga a ’l ballo, e se si sveglia…
Dio! quante lumiere e quanti fiori! come splendono i palchi aurati di bellezze superbe! che bizzarra compagnia di maschere! che festa di colori! Oh! il delizioso valtzer de lo Strauss, il Sangue Viennese... Dammi, Lilia, la mano; slan...
Chi spegne dunque i lumi? Dio! che rapida ridda di fantasmi! Che musica infernale!... Mamma, mamma, ove sei tu?... Non mi lasciar qui solo: ho paura: le streghe mi circondano... mi strangolano... muoio... Aiuto! Aiuto!