Italian poem
Il Gombo
IL GOMBO.
L
Tre disse quivi immense parole il Mistero del Mondo, pel Mare pel Lito per l’Alpe, visibile enigma divino che inebria di spavento e d’estasi l’anima umana cui travagliano il peso del corpo e lo sforzo dell’ale.
Poi che non val la possa della Vita a comprendere tanta bellezza, ecco la Morte che braccia più vaste possiede e silenzii più intenti e rapidità più sicura; ecco la Morte, e l’Arte che è la sua sorella eternale:
quella che anco rapisce la Vita e la toglie per sempre all’inganno del Tempo e nuda l’inalza tra l’Ombra e la Luce, e le dona col ritmo il novello respiro: ecco la Morte e l’Arte apparsemi nel cerchio fatale.
O Niobe, l’antico tuo grido odo alzarsi repente al conspetto del Mare, e il tuo disperato dolore chiamar le figlie e i figli per l’inesorabile chiostra, e stridere odo l’arco forte e sibilare lo strale.
“Tera, Ftia, Cleodossa, Astíoche, Pelòpia, Fedìmo!„ Tu chiami; e i dolci nomi, i nomi che furono il miele della tua bocca, o Madre, si frangon nell’ululo crudo come pel mìssile oro l’incolpevole fior filiale.
Procombono sul petto sul fianco, procombono i corpi floridi, i giovinetti venusti, le vergini leni; copron la sabbia amara, mescono le chiome alle spume non il sangue: incruenta è la piaga dell’oro letale.
Procombono, stanno ai tuoi piedi, o Madre demente! Poi tutto è marmo, immota bellezza, effigiato silenzio. L’immensità del duolo è fatta terrestre e marina. Il Mare il Lito l’Alpe sono il tuo simulacro ferale.
O Tantalide audace, io veggo il tuo bellissimo volto impietrato e il tuo pianto nella solitudine esangue, e il sacrilego orgoglio che feceti chiedere altari per la generatrice virtù del tuo grembo mortale.
Tutto è quivi alto e puro e funebre e ai cieli superbo, memore dell’umane grandezze e dei castighi divini. Ed in nessuna plaga con più guerra, ahi, l’anima audace travagliarono il peso del corpo e lo sforzo dell’ale.