Versos Italian Gabriele D'Annunzio La nave

Italian poem

La nave

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Va, va con la tua forza che doma la forza del mare, con tutte bandiere spiegate, va, va dove il Destino ti scorge in tuo solco infinito, o Nave, più bella e più grande d’ogni altra a le tempeste commessa da gente mortale!

Va, va con la tua forza! O Nave, è in te più che il vigore dai secoli infuso nei tronchi de le selve terrestri. O Nave, è in te più che la tempra del ferro cui tratto da l’ime viscere de la Madre provaron la fiamma e l’incude.

Va, va! Con la tua prora attingi i confini de l’acque! Tu porti un terribile incarco. Tutte, o Nave, le glorie degli uomini, tutte le glorie degli uomini ne la carena profonda con gran rombo sul gorgo oceanico porti.

Dal sommo de le antenne eccelse che sanno la nube tonante e la folgore intatte, giù per le sàrtie, a poppa, a prora, in un vento di gioja ondeggiano come una selva eroica le belle bandiere di tutte le glorie:

— quella che su la torre sanguìnea de l’espugnata città, sotto il vol de la Morte, lacera tenne e infisse l’incolume poliorcète (sostava d’in torno la strage dal prodigio interrotta: udivasi il drappo garrire);

quella in cui cadde avvolto l’eroe disperato a difesa de l’ultimo ponte, morendo in vano; quella aperta al torrido sole, su terra ignota, in conspetto d’un grande fiume misterioso, tra nembi di frecce letali;

quella nel radiante silenzio de l’artico gelo alzata in conspetto del mare libero, mentre tutta pareva sospesa la vita del mondo sul palpito umano e pendevan gli aloni come larve di astri sul polo;

quella che bianca e pura nel fumido vento, nel rombo continuo de la battaglia, simbolo tutelare, protesse la tenda ove china su orride piaghe l’umana pietà senza lacrime compiva prodigi ignorati;

quella, più gloriosa d’ogni altra nei cieli, che stette altissima su la più alta cupola dei palagi di ferro e di vetro — rivali dei templi — ove accolse la Pace misti nell’opre nuove il genio e la forza dell’Uomo:

tutte, giù per le sàrtie, a poppa ed a prora, in un vento di gioia le belle bandiere ondeggiano splendendo come incorruttibili fiamme; ondeggiano — e l’aere in dietro arde — mentre tu passi il gorgo oceanico, o Nave.

Va, va con la tua gloria, o Nave; oltre che tutte le sirti attingi l’Atlantide estrema; giungi la terra ignota che libera guardano i cieli ridenti, che libera il Sole ama. Va, va o Nave, secura oltre tutte le sirti,

là dove i figli eguali d’innanzi a la Madre comune partiscono il frutto e la fiamma; dove in città sonanti di popolo laborioso onorasi il vecchio dei campi che esercitò la vita nell’opera sacra del pane;

dove, fuor d’ogni giogo e fuor d’ogni vincolo, ognuno espande il poter che in sé chiude; dove ognuno in sé stesso è sovrano, ha in sé le sue leggi, ha in sé la sua forza e il suo sogno; dove fratello al grande pensiero è il tenace lavoro;

dove sorgono e stanno come inviolabili querci tra gli uomini i grandi pensieri; dove scende invocata dai puri poeti e serena tra gli uomini sta la Bellezza; dove l’amore crea la vita e respira la gioja.

Va, va, o Nave, corri secura oltre tutte le sirti; attingi l’Atlantide estrema; reca a la nuova terra le glorie degli uomini e i segni. Va, va! Come l’àlbatro è forte l’anima che ti segue sul gorgo oceanico, o Nave.