Italian poem
Vogata
Deh, com’è bello il fiume tra i caldi scarlatti e le nubi evanenti pe ’l vespero! Ne la veste turchina che prodiga assente a le forme, come sei bella, o Nemesi!
Va la piccola barca ne l’acque veloci che vezzi d’oro e rubini paiono travolvere; da riva giù in fondo si specchiano i pioppi, come verdi fantasime,
tremulanti a la vasta canzone che dentro ci canta il vento. O bianca Nemesi, canta anche tu l’estrema canzone a l’occaso di luglio fiammeo! Canta, o bellissima
rematrice, a la rosea figlia di Giuno il peàna, e le note via striscino come colùbri a l’aure, vibrino, balzino, folli come trilli di passere,
a l’aure: i muti pesci da l’ime dimore verranno a udire. Va la piccola barca più lenta; i pioppi dileguano glauchi accennando e dileguano gli ultimi
fumi caldi ne ’l cielo con tenui risi d’opàle, con occhiatine languide di perla, con sbadigli di talco per l’alto. Due bruni uccelli su da un mucchio
di canne ratti a volo si levan frullando. La barca in acque verdi naviga; e mi naviga l’anima in plaghe lucenti; sereno mi scorre il pitïambico
flessuoso. Lasciamo che il fiume su ’l dorso ci culli, bianca ondina, e tu lascia ch’io su ’l petto ti culli, su ’l petto fremente piacere! In questa solitudine
ampia d’alberi e d’acque non siamo noi i giovini genii felici de’ selvatici amori? noi che risa, che baci, che canti, che sogni mesciamo ne ’l crepuscolo?