Italian poem
O morte o libertà!
by Gabriele Rossetti (1783–1854)
Minaccioso l’arcangel di guerra Già passeggia per l’itala terra; Lo precede la bellica tromba Che dal sonno l’Italia svegliò; L’Apennino per lungo rimbomba, E dal Liri va l’eco sul Po. Tutta l’Italia pare Rimescolato mare; E voce va tonando Per campi e per città: Giuriam, giuriam sul brando O morte o libertà!
Qua Trinacria che all’ire s’è desta Mise grido di rauca tempesta; Le tre punte del Delta fer eco, Per tre valli quell’eco muggì; Tonò l’Etna dal concavo speco, Latrò Scilla, Cariddi ruggì. All’arme, all’arme, è il grido Che va di lido in lido; E l’eco replicando Di lido in lido va: Giuriam, giuriam sul brando O morte o libertà!
Là dall’Alpe che serra Lamagna Sull’immensa lombarda campagna Simil grido que’ detti ripete, Simil eco quell’ire destò: O fratelli, sorgete, sorgete; Del riscatto già l’ora suonò! Se il centro ed ambo i lati Brulicheran d’armati, Chi affronterà pugnando L’Italica unità? Giuriam, giuriam sul brando O morte o libertà!
Ma qual plauso si leva dal centro! Oh qual plauso! Nè resta là dentro: Come tuono cui tuono rincalza, O balen cui succede balen, Dai due lati nel centro rimbalza, E dal centro sui lati rivien. Al plauso che più cresce Questa canzon si mesce, I petti infervorando Di patria carità: Giuriam, giuriam sul brando O morte o libertà!
«Siam fratelli,» nel centro risuona, «Siam fratelli,» nei lati rintrona: E già questi s’abbraccian con quelli, Dai tre lati godendo ridir: «Siam fratelli, fratelli, fratelli,» E i confini per tutto sparîr. Ardir, fratelli, è giunto Il sospirato punto; Se passa, ah! chi sa quando Di nuovo ei tornerà? Giuriam, giuriam sul brando O morte o libertà!
Questo fuoco che all’alme s’apprende E le invade, le scuote, le accende, Questo fuoco, fratelli, vi sveli Che terrestre di tempra non è: Ah! discese dall’ara de’ cieli La scintilla che incendio si fe’! Da quell’altar discese Che infiamma a sante imprese, E i cuori infervorando Tutti sclamar ci fa: Giuriam, giuriam sul brando O morte o libertà!
Sette Siri ci colman di mali Pari ai sette peccati mortali, Pari ai capi dell’Idra Lernea Cui d’Alcide la clava mietè: Tristi capi d’un’Idra più rea, Nuovo Alcide lontano non è. Quanti la patria ha fidi Tanti saran gli Alcidi: Deh! un giorno memoranda Cangi una lunga età: Giuriam, giuriam sul brando O morte o libertà.
Ci divise perfidia e sciagura, Ma congiunti ci volle natura: Alma Diva, cui l’Alpe corona Fra gli amplessi di duplice mar, Una lingua sul labbro ti suona, Un sol culto ti sacra l’altar. Chi in sette ti partìo Tradì l’idea di Dio, E ’l mostro abbominando Il fio ne pagherà: Giuriam, giuriam sul brando O morte o libertà.
Mascherata malizia chercuta T’ha divisa, tradita, venduta; De’ tuoi figli fe’ crudo governo Quell’avara malizia crudel, Turpe furia sbucata d’Averno, Che si disse discesa dal Ciel. S’ella mantenne in vita Quell’Idra imbaldanzita, E l’una e l’altra in bando Da questo suol n’andrà: Giuriam, giuriam sul brando O morte o libertà.
Cada, cada l’anfibia potenza Ch’è de’ mali feconda semenza, E la legge del Verbo di Dio, Ch’ell’appanna di nebbia d’error. Radiante del lume natìo Rimariti la mente col cor. Finchè quel servo culto Ch’all’uom, ch’a Dio fa insulto, Dal sozzo altar nefando A terra non cadrà, Giuriam, giuriam sul brando O morte o libertà.
Divo fonte del culto più bello Che quell’empia converse in flagello, Tu ch’ispiri sì nobile impresa, Scudo e spada d’Italia sii tu, Saldo scudo di giusta difesa, Forte spada di patria virtù. Odi una madre oppressa, Ve’ i figli intorno ad essa, Che fremono gridando Di sdegno e di pietà: Giuriam, giuriam sul brando O morte o libertà!