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Mantua, che lieta di bei laghi in seno

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Mantua, che lieta di bei laghi in seno, Siedi Reina delle Ninfe Ocnee, Che gloria darti in su Castalia dee Mia bella Clio, per onorarti appieno? Per l’alta Manto peregrina egregia, Onde sorgesti, il nome tuo risplende; Te del Mincio seren l’onda difende, Cerere l’ama, e Tioneo ti pregia. Oltra ogni paragon cara e gradita Al biondo re dell’immortal Permesso; Ma come agli onor tuoi puossi gir presso? Non si varca per uom strada infinita. Ed io son lasso, ma nel petto interno Sentomi oggi spirar breve parola, Che vie più la tua fama alto sen vola Per gli Eroi, che tuo scettro hanno in governo. O se la forza dell’odioso obblío Tra nembi rei non avvolgesse il nome Di tanti in te prima regnanti; oh come Fora ricco di Duci il cantar mio? Mantua, non parlo a voto; onda, che pura Versa Ippocrene, i pregi umani indora, E l’empio tempo, che crudel divora, I nomi illustri finalmente oscura. Ma scudi, brandi, e travagliar di Marte Non inasprino note al cantar nostro; Cantiamo i grandi nel fulgor dell’ostro, Dono del Ciel, che ’l Vatican comparte. Qual lampo di virtuti eccelse ed alme Entro i mortali orror non gli fe’ chiari? Con viva fè nel tempestar de’ mari Sempre zelanti pescator dell’alme. Roma, che serbi in te la rimembranza Di quei felici trapassati giorni, Che per lo stesso sangue anco ritorni La medesma stagion, prendi speranza. Veggo, come dall’Indo apparir suole Dal Mincio un’Alba, che in più salda etate Sarà per entro il Ciel della bontate A tua chiarezza e tuo conforto un Sole. Ned io vaneggio, orma imprimeva appena L’erculeo piè su la Tebana riva, Che dell’infante meraviglie udiva Dal buon Tiresia la gioconda Alcmena. Nè si tenne Chiron, quando in Tessaglia Ardea d’Achille il pargoletto ingegno. Ma predisse a Peleo l’alto disdegno; Che Troja afflisse con mortal battaglia.