Italian poem
Mentre altier fulminava
Mentre altier fulminava Chiuso tenendo il forte petto e ’l tergo, Dentro dorato usbergo, Là dove Adige lava, Videro Euterpe e Clio, coppia canora, Il mio gran Colonnese, Delle cui palme Italia alma s’onora; E le sublimi imprese Fêro sonar quanto Ippocrene infiora Il Castalio paese: Or dolce il cor mi tocca Febo a rinnovellar sua gloria antica; E perchè dolce io dica, Di mel m’empie la bocca. Deh chi mi dà la lira, Sulle cui corde è buon poeta arciero? Tacersi è rio pensiero, Se il Cielo a dir ne ispira. Qual per le piagge Mauritane ardenti Il gran Re delle fere, Se mira incontra sè selve pungenti, Scuote le giubbe altere, Ed empie di terror spumoso i denti Le cacciatrici schiere; Tal nel più fier periglio Tremaro il gran Roman l’armi di Francia, O s’ei vibrò la lancia, O se rivolse il ciglio. Ma io tra il vulgo di rossor non porto Le guance mai cosparse, Se corto canto, o citareggio corto; Taccia il vulgo; bell’arte E per breve sentir condursi in porto. O progenie di Marte, Dell’ali tue men forte Aquila poggia, ancorchè d’Ida al monte Rapì la bella fronte Per la stellante Corte.