Italian poem
L'enimma (Alberi)
by Galileo Galilei (1564–1642)
Mostro son’io più strano e più diforme Che l’Arpía, la Sirena o la Chimera; Nè in terra, in aria, in acqua è alcuna fiera, Ch’abbia di membra così varie forme;
Parte a parte non ho che sia conforme, Più che s’una sia bianca e l’altra nera; Spesso di cacciator dietro ho una schiera, Che de’ miei piè van rintracciando l’orme.
Nelle tenebre oscure è il mio soggiorno, Che se dall’ombre al chiaro lume passo, Tosto l’alma da me sen fugge, come
Sen fugge il sogno all’apparir del giorno, E le mie membra disunite lasso, E l’esser perdo con la vita, e il nome.
More by Galileo Galilei
- Capitolo contro il portar la toga (Favaro)
- Mentre ridea nel tremulo e vivace (Alberi)
- Mentre spiegava al secolo vetusto (Alberi)
- Or che tuffato il sol nell'onde Ispane
- Scorgi i tormenti miei, se gli occhi volti (Alberi)
- Sonetto per una cena data da alcuni Lettori dell'Università di Pisa a certi scolari loro amici
- Vita di Galileo Galilei scritta da Giovanni Bonfanti