Italian poem
A Messerino
S’indraca Messerin contro i pedanti, E del Monti pur ciancia e del Manzoni. O pecoraio, contastú i caproni? Quanti piedi han dirieto e corna avanti?
Questo servo de’ servi de’ menanti, Spazzaturaio di composizioni, Piglia del campo anch’egli e fa sermoni E se l’allaccia tra’ filosofanti.
Or credi tu de la viltà natia Esserti scosso per tuffar le mani Dentro l’inchiostro d’una stamperia?
Va ficcati in un cèsso o datti a’ cani! Che se tu me ’l chiedessi in cortesia Pur ginocchione e con giunte le mani
Per lo dio de’ cristiani, Un calcio mio non ti vorrei donare; E ragghia a posta tua se sai ragghiare.
Gli scudi che vuoi dare Per far dietro a’ pedanti il buggerio, Se fussin soldi loderesti Iddio.
Omicciattolo mio, Vuoi farla da leone, e se’ asinello Che mai si vide il piú pulito e bello.
Mettetegli il corbello, Carcatelo di ciarpe e di letame, E co ’l baston cacciategli la fame.