Italian poem
Dai Carmina di Ludovico Ariosto
Va, rea vecchia, con questi carezzevoli susurri tuoi, va, ingorda vecchia, al diavolo. Assai la vostra fede, oh assai, m’è cognita, se ben tardi. Ma tal non son che illudere a la lunga mi lasci a le ree femmine impunemente. Oh come, oh come increscemi de le fallacie dove mi ritennero pur tanto tempo; ed io credeva, misero, l’amore concedesse a me sol unico quei dolci frutti ch’io poi con grandissima vergogna mia compresi che si davano a questo e a quello e a quello ed a qual siasi vuol comprar con dannoso prezzo i fetidi accoppiamenti di coteste adultere. Or vedi tu come sfacciata pregami,
quasi che tutto il suo nefando vivere io non sapessi. In dietro, o sporca femmina, ruffiana, venditrice di libidini, de gli amor miei prostitutrice lurida. Oh come l’ira l’ugne mi sollecita contro quella facciaccia! Oh come l’impeto in quei bianchi cernecchi la man spingemi! Impunita or ne andrà questa venefica? No, che uno sfogo almen mi vo’ concedere; e pria le scaverò quegli occhi torbidi, poi mieterò quella lingua pettegola, quella che m’ha perduto e fatto misero e ruinato ed a nulla ridottomi. E voi mi ritenete, o amici perfidi? Lasciatemi, per Dio! largo al giustissimo furor! paghi costei le pene debite! Ah, voi la favorite! e di commettere non sapete un peccato inespiabile aiutando quell’empia. Io stesso, io vidila sovente a l’ombra di notte oscurissima dissotterrar le benedette ceneri ed evocar con diro carme l’anime pallide da i silenzi interminabili. Ell’è che gitta a i fanciullini il fascino. Or su, le paghi tutte, e voi partitevi. Ma, se per nulla i miei preghi vi movono, vada la scellerata a tutti i diavoli: non sempre avrà voi soccorrenti e prossimi.