Italian poem
Sonetto
Se in compagnìa di vaghe Ninfe io sto, Che liete stanno a ragionar con me, Se in parte ascosa a passeggiar men vo, Ove tumulto, ove romor non è.
E quando d'Oriente il Sol spuntò, E quando nell'Oceano cadè, Giammai lieto, e tranquillo il cor non ho, Tornanmi sempre in mente i Giulj tre.
Sugli occhi l'odiosa ognor mi sta Sembianza di colui; che sempre fu Il turbator di mia tranquillità:
Sembianza, che a me par brutta assai più, E più paura, e più terror mi fa, Che se fosse Asmodeo, o Belzebù.