Italian poem
Sonetto
O sia qualche diabolica virtù, Che di seguirmi ognor t'affatturò, Sia destin, sia disgrazia, io non lo so: So ben, che sempre, ove son io, sei tu.
Ond'io, che andrei nell'Indie, o nel Perù, Per isfuggirti, o Creditor, men vo, Ove non orma umano piè stampò, Per non udirti, e non vederti più;
Ivi fra quelle taciturnità Alto mi lagno, o Creditor, di te, E lascio il chiuso affanno in libertà:
Ma di mie voci il suon tornando a me, Fin dalle cupe sue concavità Par, che l'Eco mi chieda i Giulj tre.