Italian poem
Alme leggiadre e pure
by Giovanni Battista Cotta (1668–1738)
ALme leggiadre e pure, Bianche qual neve e schiette, A ben’amar elette E in ben’amar sicure Correte a stuolo a stuolo Che viene Amor dal Polo. Vien dalle Stelle Amore, Non quell’Amor profano Che sembra al volgo insano Gran Nume, ed è furore, Che molce, alletta e ride E poi ridendo uccide. Non quel, che turba e mesce Della Ragione il regno, E vi s’indonna a segno, Che si fa pena e incresce; Ma il santo Amor vezzoso, Gioja dell’Alma, e Sposo. Quegli, che i bei costumi A puri cori insegna, E in lor fa nido e regna Fra mille vampe, e lumi; Quel ch’ove alligna, e splende, Fiamma beata accende. Vè come lieto in volto Di fiore in fior sen vola: Dalla morta viola Al bianco giglio è volto: E fa, qual ape d’oro, Di dolce mel tesoro. Nella vicina sponda L’ale raccoglie, e stanco Posa sull’erba il fianco, Sotto la mobil fronda Dorme, e la face e l’arco Son di duo rami incarco Le mani altri gli cinga Con laccio d’or sottile: Altri nel piè gentile, Per l’ali altri lo stringa. Sia prigionier tra noi Eternamente, e poi.... Destasi, ahimè!, che venne Fresc’aura a lui molesta, Che sussurando il desta, E l’urta colle penne: Presto facciam col canto Al dolce sonno incanto. Ah sì, d’Amor risuoni L’aere intorno intorno: E il vago fonte adorno Dolce d’Amor ragioni, E ragionando obblìe Dell’Ocèan le vie. Oh Amor forte e soave, Per ogni parte estenso, Saggio immortale immenso, Che hai d’ogni Ben la chiave, Onde s’apre e disserra Quanto di Bene è in Terra Gran Re tu sei, gran Nume Pari al gran Figlio e al Padre, Te le celesti squadre Han di ubbidir costume, Dimesse il volto e il ciglio, Come al gran Padre, e al Figlio. Qual a duo Mar catena Fassi gran Fiume Altero, Che sgorga dal primiero All’altro Mar la Piena; Tal muovi, e il braccio porgi A duo Mari, onde sorgi. Per Te ogni cosa adorna Nell’ordin suo si mira: Da Te volge e s’aggira, Poi lieta a Te ritorna Suo cerchio alto e superno, In nobil giro eterno. Scende da Te virtute, Che Cielo e Terra informa; Ad ogni passo un’orma Stampi di tua salute; Te all’ampio suol per entro, E segni Te nel centro, Versano ambrosia, e mele Per te le valli, ei monti; Versan nettare i fonti, Che sparsi eran di fiele E infin la Morte impara A farsi dolce e cara. Dell’anime immortali Tu origin prima, e luce, Ver gli astri a lor sei duce Col gran poggiar dell’ali: Qual’Aquila, che al Sole Guidi l’amata prole, Quando d’amar sei vago, Amabil fai l’oggetto, Segando entro del petto Di Purità l’immago. Oh miser’Alma e ria, Se rìamarti obblìa! Gli affetti poco a poco Rubelli ardi e travolgi; Ed in virtù li volgi Col tuo possente fuoco: È maraviglia come Abbian perduto il nome. O forte Amore, e dolce Incenditor de’cuori Forte fra gli altri Amori, Come trionfa e molce La tua beata fiamma, Che l’Universo infiamma! Sù, Verginelle, al colle Correte ove s’infiora, Ove più ride e odora L’erbosa riva e molle, Per vaghi fior diversi Gialli, vermigli, e persi. E il gelsomin di latte, E il croco d’or dipinto, E il ceruleo giacinto Colto da mani intatte In odoroso nembo Versate a Lui nel grembo. Deh non si desti e scioglia, Onde non fugga al Cielo. Se rapido qual telo Fia, che da Voi si toglia, Che sì, ch’ei vi saetta Da qualche nuvoletta, Ma vuoti a suo talento L’aurea faretra intera; Piaghi dall’alta sfera Cento bell’Alme e cento. Oh avventuroso il seno, Che al suo ferir vien meno!