Italian poem
La civetta
Stavano neri al lume della luna gli erti cipressi, guglie di basalto, quando tra l’ombre svolò rapida una ombra dall’alto:
orma sognata d’un volar di piume, orma d’un soffio molle di velluto, che passò l’ombre e scivolò nel lume pallido e muto:
ed i cipressi sul deserto lido stavano come un nero colonnato, rigidi, ognuno con tra i rami un nido addormentato.
E sopra tanta vita addormentata dentro i cipressi, in mezzo la brughiera sonare, ecco, una stridula risata di fattucchiera:
una minaccia stridula seguita, forse, da brevi pigolìi sommessi, dal palpitar di tutta quella vita dentro i cipressi.
Morte, che passi per il ciel profondo, passi con ali molli come fiato, con gli occhi aperti sopra il triste mondo addormentato;
Morte, lo squillo acuto del tuo riso unico muove l’ombra che ci occulta silenzïosa e, desta all’improvviso squillo, sussulta;
e quando taci, e par che tutto dorma nel cipresseto, trema ancora il nido d’ogni vivente: ancor, nell’aria, l’orma c’è del tuo grido.