Versos Italian Giovanni Prati Musa

Italian poem

Musa

by (1814–1884)

Listen in the reader

Perché, musa, son tuo? Perché a te dono il piú acceso di tutti i sospir miei? perché, se avessi una corona e un trono, per un solo tuo riso io li darei? perché mi sembra, quando teco io sono, di viver sempre; e, se con me non sei, udir parmi il lugubre ultimo suono, e cader meco spenti uomini e dèi? perché tardi a venir, vaga Immortale? Non sai che il soffio senza te m’è tolto, e la infinita oscuritá mi assale? Spargi uno almen de’ tuoi celesti fiori pei deserti dell’aria; e sul mio volto sin la pallida Morte avrá splendori. Solo, qual ch’io mi son, d’abito e forma, solo, d’afTetto e di pensier, che nacque da ciò che mi fu caro o che mi spiacque, su quest’áiòlá in ch’io pur segnai l’orma; solo, sia che il mio fral vigili o dorma sotto coltre o sui muschi in margo all’acque, strano alla turba che di me non tacque, re di me stesso e a me giudice e norma; solo, io debbo passar per questa valle, tacito interrogando arte e natura, come dentro da me le adorai sempre. E a beffe e a plausi volterò le spalle, sin che Morte mi cangi, in sepoltura, se pur basti la Morte a cangiar tempre.