Versos Italian Giovanni Prati Voci

Italian poem

Voci

by (1814–1884)

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Arcana interdum fert murmura cerulus aether et mare purpureum. A rallegrarmi l’ore che passano veloci, misteriose voci mi scendono nel core; e sotto il vecchio saio e’ tanto mi si affina, che torna fresco e gaio, com’acqua a le sue foci. N’è vero, Azzarelina? Dicon le stelle: — Oh! guarda come siam glauche e belle. — Ed io rispondo: — O stelle, la mia pupilla è tarda, ma sempre vi ritrova nell’aria cilestrina, dove nuotar vi giova, lucenti navicelle. — N’è vero, Azzarelina? Dicono i venti: — Schiudi l’orecchio: oh! non ci senti? Ed io rispondo: — O venti, melodiosi o rudi, i vostri suoni ascolto al monte e alla marina, e spesso ho da voi tolto le collere e i lamenti. — N’è vero, Azzarelina? Dicon le rose: — Oh! bevi le nostre aure odorose. — Ed io rispondo: — O rose, comunque incerte e lievi, quando piú l’ora imbruna v’ho cerche a la collina, e il raggio della luna a me vi disascose. — N’è vero, Azzarelina? Dice la fonte: — Irroro le tue labbra al monte. — Ed io rispondo: — O fonte, pur io, pur io t’infioro di libere canzoni nell’ora mattutina, quando su’ tuoi burroni mi batte il sol la fronte. — N’è vero, Azzarelina? E tutto con me suona, ed io del par con tutto: l’astro, la rosa, il flutto, vento in me ragiona. E, qual da un’arpa immensa, la melodia divina esce, favella e pensa, e ciò d’un sogno è il frutto. N’è vero, Azzarelina? Dunque sogniam. Crudeli son gli uomini e le sorti; son solamente i morti benevoli e fedeli, e, dopo lor, la maga Natura, che incammina quest’errabonda e vaga nostra barchetta ai porti. N’è vero, Azzarelina? Sogniam. Di noi sorride chi numera e chi pesa; ma la villana offesa è scorpio che s’uccide. Di lá dal nostro verno quest’anima indovina l’aiuola e il fiore eterno, che ai piú non s’appalesa. N’è vero, Azzarelina? piú son erbe uscite da margine selvaggio: scabre, villose, al raggio del sole inavvertite. E il mandrian non falla: le falcia e le destina ai capri della stalla; e questo è il lor passaggio. N’è vero, Azzarelina? Ed or ch’io ti commisi il mio fedel pensiero, le anella del crin nero ti vesto a fiordalisi, e nel romito speco su morbida cortina, m’è dolce il sognar teco, come tu fai. N’è vero? n’è vero, Azzarelina?