Versos Italian Giuseppe Ricciardi Inno Popolare Dettato per l'Incoronazione Dell'Imperator Ferdinando I

Italian poem

Inno Popolare Dettato per l'Incoronazione Dell'Imperator Ferdinando I

by (1839–1908)

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L'assoluto dispotico governo È buono per la state e per l'inverno. CASTI.

Impon l'autorità Che in grande ilarità Sia tutta la città..... Che dico? la città! tutto lo stato..... Pure il prezzo del pan non è calato, E più di quello che valea non vale L'opera nostra, nè men caro è il sale... Ma qui la polizia Così prende a gridare: Vilissima genia, Vi par sia da parlare Di tai bestialità Nel dì che sua maestà Imperiale, reale ed apostolica D'olio solennemente ugner si fa, E la più bella delle sue corone Su la fronte augustissima si pone? Oh viva viva l'incoronazione! Credo la polizia dica benone, Chè si tratta del fior de le corone, Cioè di quella onde s'ornar persone Di gran riputazione, Un certo Carlomagno, un certo Ottone Detto il grande, e fra gli altri un omaccione Del qual fino i ragazzi han cognizione, Vo' dir Napoleone. Ora l'imperator nostro padrone Proprio la stessa in capo oggi si pone! Oh viva viva l'incoronazione! E se vedeste che figura e' fa Con quel gran peso in testa, E collo scettro in mano Ed il globo e la spada e che so io..... Non v'è che dir, gli è questa Un'alta, incontrastabil verità, Che i re sono l'imagine di Dio..... Ma sopra tutti il nostro imperatore In ogni cosa è simile al Signore, Ch'egli è giusto, egli è buono, egli è possente, E quel ch'è più, onnisciente, Insomma un mostro tal di perfezione Da meritar la nostra adorazione. Oh viva viva l'incoronazione! Chiniam, chiniam la fronte umilemente, Dinanzi a la sua sacra maestà, Tanto più poi che a noi povera gente Degnan l'esempio dar de l'umiltà Molti principi egregi, verbigrazia Don Gregorio, cioè sua Santità, E il bellicoso re don Ferrantino, E il dabbene Leopoldo di Toscana, E la gentile, umana Arciduchessa che d'un bimbo all'anno Di far dono a lo stato era in usanza, Per consolarsi de la vedovanza, E il quondam carbonaro Re Carlo Alberto, e l'ottimo duchino Di Modena e di Lucca il principino. Tutti tutti in ginocchio, anzi carponi, D'Italia i grandi e piccioli padroni Stanno al cospetto de l'imperatore, Nostro e loro dolcissimo signore. Vuol dunque la giustizia e la ragione, Che tutta s'inginocchi la nazione. Oh viva viva l'incoronazione! Ma v'è un'altra ragione Che replica non ha. Non è sua Maestà Il nostro padre tenero? Almen la polizia così pretende, Nè certo un granchio prende, Poichè la sua real paternità Cinta d'innumerevoli soldati Sta in mezzo ai dolci suoi figliuoli amati. E' sembra che la nostra fervidissima Filial carità Non basti a custodir sua Maestà, La quale per maggior precauzione Ha ricorso a la spada ed al cannone. Oh viva viva l'incoronazione! Ne le nostre città, Nei borghi e ne le ville I patatucchi a mille Di là da l'Alpi vengono, e sen va La bella gioventù di Lombardia In Galizia, in Boemia, in Ungheria Colla coccarda gialla E lo schioppo in ispalla.... Or dite, che vi pare Di questa contradanza militare? Mi par che in ciò risplendano, Come in ogni altra cosa, la bontà E la prudenza di sua maestà, Imperocchè ella vuole Che la tedesca intirizzita gente Si scaldi al nostro sole, Ed iscemino in noi la foga ardente Il fresco de la nordica regione, E il salutar regime del bastone. Oh viva viva l'incoronazione! Un buon Tedesco mi dicea l'altr'ieri: Di grazie un milione Pioverà pioverà su la nazione. Ed io subito aggiunsi: per esempio Qualcuna almen di tante Gabelle scemerà..... Scemar? quegli interruppemi, birbante! Ogni gravezza crescere, Non iscemar dovrà, Chè a voi sua Maestà Vuol, ne la sua paterna degnazione, Far le spese pagar de la funzione. Oh viva viva l'incoronazione! Ma non più ciarle, e il nostro padre tenero Amiam con cecità, Il padre nostro ch'è perfetta imagine De la divinità, Il nostro amato padre ottimo massimo, Che sol per nostro bene Ci smunge o batte od in prigion sostiene, Ed oggidì per giunta ecco si pone In su la testa il fior de le corone, La gran corona di Napoleone! Oh viva viva l'incoronazione!

IN MORTE DEGL'ITALIANI GUGLIELMO D'ACETO E CAMILLO BRUNETTI, I QUALI POSERO FINE DI PROPRIA MANO A' LOR GIORNI.