Italian poem
La falce
I.
Giugno. Per le finestre il sole inonda la bella stanza d’una luce aurina: freme la messe ai solchi della china, la messe ormai matureggiante e bionda.
La bruna sposa sede alla vicina cuna ancor vuota: pare ch’Ella asconda un gran segreto quando l’occhio inchina al seno stanco che l’amor feconda.
È la cuna ancor vuota, ma Ella sente che l’ora dell’avvento è assai vicina che ben presto il Messia sarà presente.
E a quel pensiero il bruno capo inchina al lavoro sottil, le mani adopra su le fasce su i lini su la trina.
II.
Ottobre. Per i vetri Autunno inonda la bella stanza delle luci estreme: vanno i bifolchi cospargendo il seme su per la china con canzon gioconda.
La sposa agonizzante in su la sponda del letto sta riversa e più non geme e accanto a lei nato e morto insieme è il bambino difforme. Una profonda
quiete è d’intorno: sopra il lin vermiglio tutto di sangue che un baglior rischiara la sposa muore, bianca come un giglio.
La Morte, intanto, il feretro prepara: e l’alba di diman la madre e il figlio saran racchiusi nella stessa bara.