Italian poem
La loggia
I.
Noi ci vedemmo sotto cieli tetri, vite di Cipro, al tempo che tu arricci pochi rimasti pampini ed arsicci sui tralci immiseriti come spetri.
Ci rivediamo che ricopri i vetri di verde folto, allacci di viticci e attingi coi tuoi grappoli biondicci la loggia, in alto, più di venti metri.
Chi vede le tue prime foglie vizze, o loggia solatia, in Vigna Colta, come un’amica dolce ti ricorda.
Tu fosti che indulgesti alle sue bizze, quando Centa vietava la raccolta alla piccola mano troppo ingorda.
II.
M’è caro, loggia, poi che le tue pigne la nuova luna di settembre invaia, piluccare i bei chicchi a centinaia fra le grandi compagini rossigne.
Più mi compiaccio in te che nelle vigne, ma, poiché getto i fiocini ne l’aia, Centa s’avvede, Centa la massaia mi ricerca con l’iridi benigne.
"Bevesti il latte che non è mezz’ora! Uva e latte dispandon per le membra tossico fino! Quella gola stolta!..."
Sgridami, Centa! Sali come allora a condurmi pel braccio via! mi sembra che tu debba allevarmi un’altra volta...