Versos Italian Inghilfredi Caunoscenza penosa e angosciosa

Italian poem

Caunoscenza penosa e angosciosa

by (?–1300)

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Caunoscenza penosa e angosciosa as[s]ai se[i] più che morte naturale, al mio parire; fus[s]i gioiosa tanto e amorosa, cum cui tu gissi, mai sentiria male senza fallire; seria gaio e giocondo, aver[i]a gioi e tutta beninanza, nulla già mai vedria contar lianza, [ c'a la sua fosse ] a pare in onne loco. Li qual deriano honor[e] mantener[e] e fermi stare in alto paragio son più sfallenti; regensi in servitute per avere auro e argento e non gentil coragio d’esser piacenti. Grandeza si consuma; l’erbe derian granire e non fiorire, nè arbori foglire, - nè fare frutto, veder lo male più che ’l ben saglire. Non pare di barnagio i[n] nulla parte che si peni gradire, nè avanzare, però cordoglio; ciascuno ’n tal mistieri si comparte, lo meo cor parte vedendo regnare folli’ ed orgoglio. Risguardando m’am[m]iro: donne e donzelle vegio di gran dire senza sostegno tornare niente, sì malamente gentileza spare. Non deveria lucer luna, nè stelle, de[v]ria lo sol freddare e non calire, l’aigue turbare, nè mai auselli posare in ramelle, giachiti a terra tristar e languire, più non vernare. Contasi mal per meglio, vedesi il pegio tuttora avanzare, per contra fare - vince malenanza; è l’onoranza - natural perita. Cavalier non cognosco da mercieri, nè gentildonna da altra burgese, peno sovente, nè bon donzello da altro lainieri; non è leanza ver[a], cio è palese veracemente. Dico lo meo parvente per exempli: chiara ven l’aire scura, lo vil ausel sovrasaglie il falcone, pres’à leon natura di taupino.