Versos Italian Inghilfredi Dogliosamente e con gran malenanza

Italian poem

Dogliosamente e con gran malenanza

by (?–1300)

Listen in the reader

Dogliosamente e con gran malenanza conven chio canti e mostri mia grameza, ca per servire sono in disperanza: la mia fede m’à tolta l’allegreza. Però di canto non posso partire, poi c’a la morte mi vado ap[p]ressando, sì come il ciecen, che more in cantando, la mia vita si parte e vo morire. Partomi da sollazo e d’ogne gioco e ciascun altro faccia a mia parvenza, ca dentro l’aigua m’à abrusciato il foco, mia sicurtate m’à dato spavenza. Fui miso in gioco e frastenuto in pianto sì falsamente mi ’ngannò lo sguardo, sì come a lo leone lo leupardo, c’a tradimento li leva l’amanto. Per tradimento sono dismarruto, del qual null’omo potesi guardare e son sì preso e sì forte feruto, c’agio dottanza di poter campare, poi che le pia[c]que a quella c’à in podere la rota di fortuna permutare; però le piaccia di me rallegrare; cui à saglito, faccialo cadere. Faccia in tal guisa che naturalmente vadan le doglie che ò non pe[r] rasone, ca non è gioco d’essere servente a chi è meno di sua condizione. E rason porta di punir li mali; però si guardi chi mi tene a dura, che la pantera à in sè ben tal natura, c’a la sua lena tragon li animali. S’eo trago a voi, non vo’ più star tardando, ched io non saccia in che guisa mi provo; ardo, consumo e struggo pur pensando com’ son caduto e unde e com’ mi trovo. Però ciascun faccia di sè mutanza ed agia in sè fermanza e novo core; lo fenix arde e rinova megliore; non dotti l’om penar per meglioranza. Però la sesta facc[i]a movimento, ancor che paia altrui disordinato, e facc[i]a mostra per avedimento che ciascun guardi chi siede in mio stato; chè ciascun d’alto potesi bassare, se regimento non à chi ’l difenda; lo leofante null’omo riprenda, se, quando cade, non si può levare.