Italian poem
Valli riposte e sole
by Jacopo Sannazaro (1457–1530)
Valli riposte e sole, deserte piagge apriche, e voi, liti sonanti et onde salse, se mai calde parole vi fur nel mondo amiche o se de’ pianti uman giamai vi calse, prendete or le non false querele e i miei martiri, ma sì celatamente che non l’oda la gente, né il vento ne riporte i miei sospiri in parte ove io non voglia, ma qui se stia sepolta ogni mia doglia. Ben vedi, anima trista, quella parte sì lieta che rasserena i poggi d’ogn’intorno: ivi è l’amata vista di quel vivo pianeta che solea agli occhi miei far chiaro giorno; ivi è il bel riso adorno, le parole gentili; ivi i soavi accenti, cagion de’ miei tormenti; ivi son gli atti e le accoglienze umili, miste con dolci orgogli; et io piangendo vo per questi scogli. Oh felice terreno, oh fortunato loco, oh sopra gli altri aventurosi campi, che ’l bel viso sereno vedete, e del mio foco godete, ardendo agli amorosi lampi! Ond’or convien ch’io avampi diviso e sì lontano, e con un sol remedio cerchi scemare il tedio, dicendo: — Ancor vedrò la bianca mano! E di tanta speranza sol questo e lacrimar oggi m’avanza Lasso, chi mi conduce a ragionar con l’alma, che non è meco e del suo ben si gode? Ella con la sua luce stassi, né di sua salma si cura omai, ché ’l mio gridar non ode; onde di tanta frode io stesso mi vergogno, ch’essendo vissi inseme, infino a le ore estreme devea star meco, e non nel gran bisogno lassarme ignudo e solo; ma per tutto una volta alzarsi a vuolo. Ninfe, che ’l sacro fondo, come a Nettuno piacque, de l’undoso Tirreno avete in sòrte, alzate il capo biondo fuor già de le vostr’acque e vedete il mio pianto e la mia morte. E se le amate scorte, c’al ciel per dritta strada guidavan la mia vita, con sùbita partita m’han qui lasciato, et or convien ch’i’ vada noiando piani e monti, sentanlo omai per voi li fiumi e i fonti. Canzon. se l’alma errante e fuggitiva in breve non rivolve, mi troverà nuda ombra e poca polve.