Italian poem
XIX. - Vuole impiccarsi per disperazione? Ebbene, stará zitto...
Cosmico, intendo che tu vòi te stesso impicar per la gola. Ah poveretto, se non al corpo, al spirto abbi rispetto, ché a chi se occide il ciel non è concesso! Se a tal disperazion tu ti sei messo pel scriver mio, no; ch’io te prometto da qui inanti non scriverti sonetto, ben che a molti il contrario abbia promesso. Ma che t’ho io però scritto, che tu vogli sí disperane? Io scrissi, como è vero, che fratricida sei, che gli altar spogli,
che poco credi in la fede di Piero, che falsi le monete e tosi e sfogli. Per questo non ti déi metter pensiero. Giá non sei tu il primiero; porgi la mano, facciamo la pace, e lasciam dir questo vulgo mordace. Ben bene: la te piace?..... Tira la man in lá, brutto ribaldo, ché a dir tuo’ vicii son piú che mai caldo!
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