Italian poem
La Barca
by Luigi Gualdo (1844–1898)
Vidi una rotta barca sopra l'umida Spiaggia caduta, e giunta ai giorni estremi; Dall'albero pendea una vela lacera, Eran perduti i remi.
Smarrito è ormai il vessillo che fluttua, Franto il timon, le sarte--e la sirena Scolpita sulla prua, ridente al pèlago, Ahi! giace nella rena.
E gli arabeschi, e le dorate, ingenue Pitture son raschiate, e nulla resta Della prima parvenza e del bell'impeto Delle sere di festa.
Triste rovina avvolta nella polvere, Pur bella ancora per le svelte forme! --Simile all'uom che all'avvenire torbido Stanco rinunzia e dorme.
Tra le nubi del ciel, beffardo irrompere Scorgeasi un raggio sulla terra serena. Guardai. Sconnesse erano ormai le fradicie Coste della carena.
Era quella la barca che l'oceano Dovea meco solcar cercando i lidi Dove viviam felici nell'orgoglio Dei sentimenti fidi.
Era quello il navilio delle fervide Speranze nelle imprese ardimentose Per cui s'attese invan vento propizio Mentre appassian le rose.
Non indugiate mai, voi che la gondola Tenete in riva pronta per salpare. Furioso irride con lo scherno orribile Agli aspettanti il mare.
Varate pur tra la bufera rapida In tra i lampi ed i tuoni e le saette, Fidate pur le vostre gioie al turbine, A un fragil alber strette!
Per chi parte tra i fulmini e le tenebre, Sfidando il mar con una fede ardita, Spesso si snebbia il cielo e azzurro illumina Una novella vita.
XV.
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Alta e superba nella sculturale Perfezïon delle sue forme pure, Pare una statua greca--eppur sa il male Delle tristezze oscure.
Divine son le linee del suo volto, Le curve altere della sua persona. --Nel bianco petto è un cor che soffrì molto E al soffrir s'abbandona.
Invano nel mirare il suo profilo Scorre il pensiero ai lieti dì d'Atene E ricordiam la Venere di Milo. --Le ore non son serene.
A poco a poco sul marmoreo viso Nuovo pallor pose la vita. Antica È la bellezza sua, ma il suo sorriso Conosce la fatica.
XVI.