Italian poem
Ritratto
by Luigi Gualdo (1844–1898)
Col nero e lungo sguardo e con l'arcana Vaghezza del sorriso che indovina, Con la raccolta sua chioma corvina E col caldo pallor che il viso emana,
Ella sembra venuta da lontana Festa opulenta dove fu regina. Gemma salvata dalla gran rovina Della passata gloria veneziana.
Ma per lei si vorrebbe altra cornice: L'antico Canalazzo pien di festa Al tempo di Venezia imperatrice.
Dagli ornati scalini ecco s'appresta.. E sullo smalto di quel ciel felice Spicca il profilo della bruna testa.
XXV.
È un castello feudale in miniatura, Dall'abbandono sorto in nuovo aspetto; Sei secoli passaron sul suo tetto E or ridon bianche le vetuste mura.
Solitario ed in mezzo alla frescura D'alte piante, tra verdi prati eretto, Da una profonda fossa è ancor protetto E d'acqua ha ancora una larga cintura.
Ma il ponte levatoio è fisso ormai, E aperta sta la sala allegra e vasta Dove non giunge il mugghiar del vento.
E ne sembra il castello, allor che i rai Vibran del sol che la torre sovrasta, Gioiel di pietra legato in argento.
XXVI.