Versos Italian Luigi Gualdo Thèophile Gautier*

Italian poem

Thèophile Gautier*

by (1844–1898)

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* Dal libro Le Tombeau de Théophile Gautier (Paris, Lemerre, 1873).

Sereno, e stanco di vicende umane, Questa terra inquieta egli ha lasciato. Egli, il Maestro, delle forme arcane Innamorato.

Era forte nell'arte--era il leone. Ne possedea la maestà severa, Lo sguardo assorto in calma visïone, E la criniera.

Risuscitò l'ignota poesia, Evocando col suo desir possente Il fulgore infocato e la magìa Dell'Orïente,

I monumenti sotto il cielo aperto Nella tòrrida luce polverosa, E la sublime noia del deserto Senza una rosa.

Disse Bisanzio dove l'onda bagna L'alte moschee dalle dorate fronti, I calli angusti nella dolce Spagna In mezzo ai monti.

Fu dell'Italia appassionato amante E ne applaudì la gloria e la fortuna, --I palazzi il ricordano vagante Per la laguna.

Cantò la Gioia e il Bello e la pagana Voluttà della Forma, e gl'imi amori Delle cose e i desir--l'ebbrezza umana E i suoi colori.

Eppur sapeva le segrete pene E le immense mestizie del poeta; Sentì tristezza nella morta Atene, Pensò alla mèta,

Al destino, alla brama d'Infinito; Pianse il passato ed indagò il futuro, Interrogò le sfingi, e tese il dito Verso l'oscuro.

L'occhio profondo all'orizzonte volto Assaliva i confini del pensiero... E il suo sogno vagava ognor più sciolto Oltre il mistero.

Or lo ha seguito. Ei che raggiunta avea Perfezione impeccabil di parola, Sentiva in sè come sepolta dea L'alma che vola.

E forse già lassù dove s'ammanta La gran luce terribile e superna, Bello di nuova vita, ardente canta La Beltà eterna.

XXXV.