Italian poem
Cedete, aure volanti
by Marcello Macedonio (1582–1619)
acque Cedete, aure volanti, cedete a l’acque belle, che vi son pur sorelle, gli alteri vostri vanti. aure V’adornan molti fregi, acque, ma quando ardite entrar con l’aure in lite, pèrdono i vostri pregi. acque Noi siam tesor del prato, argento fuggitivo, zaffiro molle e vivo, diamante distillato. In petto a le montagne filze di perle fine e serpi cristalline sembriam per le campagne. aure E noi, spirti vitali, che scorriam gli elementi, quasi angeliche menti, con invisibil ali, figlie de l’aria pura e nunzie de l’aurora, e compagne di Flora e sospir di natura. acque Noi degne che ne rubi il Sol di man dal mare, e n’alzi a trionfare sul carro de le nubi. aure Noi possiam da’ suoi raggi i corpi altrui schermire, quand’ei piú scalda l’ire nei lunghi suoi vïaggi. acque Noi, sangue dei terreni, latte che nutre l’elci, nettare de le selci, manna degli orti ameni; noi, vita d’ogni stelo e specchio ai boschi folti e pittrici dei volti e ritratti del cielo. aure Noi, penne degli odori e linguaggio d’aprile e musica gentile a cui ballano i fiori; e noi, fiato del mondo, che spira al spirar nostro: che piú? flagello vostro, che vi scote dal fondo. acque Ben sète ingiuriose, aure mormoratrici, aure vendicatrici; ben sète ingiuriose. aure Deh, garrule, tacete, voi che giá cominciaste, voi che ne provocaste, temerarie ben sète! ma sia pari la gloria di sí congiunti regni.