Versos Italian Marcello Macedonio Quei tuoi vaghi colori

Italian poem

Quei tuoi vaghi colori

by (1582–1619)

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Quei tuo’ vaghi colori onde vai tanto altera, variando or le bende ed ora i manti, in te son quasi fiori, cara mia primavera, che togli dal mio cor verno di pianti. Or fingi gli amaranti, or ne mostri le rose, or viole ed or gigli dolcemente somigli ne le felici tue spoglie amorose; né manca a sí bel maggio d’un vivo sole il raggio. Torbido il ciel sovente mostra in segno di pace fra le nubi dipinte un arco vago. O corpo adorno, ardente, tu se’ cielo verace, ché de l’altro io conosco in te l’imago. Ed oh, quanto m’appago, mirando che ti cinge con sí vario colore! Si consoli il mio core, ché ne le spoglie sue l’iride pinge questo ciel di beltade, e promette pietade. Fu giá de’ saggi avviso che forman la bellezza i vivaci color d’eguali membra; però l’amato viso ha cotanta vaghezza, quindi armato ed ardente ai cori sembra. E costei, che rimembra sua bellezza infinita farsi da color vari, or negli abiti cari diversa di color pompa n’addita, e mostra il bello, accolto ne le vesti e nel volto. Dal mondo tenebroso i colori hanno essiglio, né si veggon da noi senza la luce; l’azzurro e il verde, ascoso, e sepolto è ’l vermiglio, alor che l’ombre sue notte n’adduce. Se quel Sol che riluce in due pupille ardenti nascondesse i be’ rai, i colori piú gai certo fòran per me languidi o spenti. Or, perché sono in lei, son belli agli occhi miei. Voi, mirabili ingegni, che movete i pennelli per imitar ne l’opre sue natura, oh che novi disegni, oh quai colori belli usa costei che l’arti vostre oscura! E, pittrice e pittura, ella fia che vi mostri come ben si dipinga, qual color piú lusinga. Imparate da’ suoi temprar i vostri, ché talor pingereste qualche forma celeste. Vo rimembrando spesso l’animal che si crede viver digiuno o sol d’aria cibarsi; scolorito in se stesso, dovunque posa il piede suol del color che gli s’appressa ei farsi. Ed io lo cor mutarsi a que’ colori sento; questa cangia le spoglie, ed io cangio le voglie, e n’acquisto or dolcezza ed or tormento, e mi discopro in fronte novo camaleonte. Occhi belli ond’io ardo, occhi crudi ond’io moro, poiché sí vaghi di colore sète, a me girate il guardo, ché con altro lavoro altro nel viso mio color vedrete. Ch’io son ghiaccio direte, se ne la fronte essangue la pallidezza ha loco; direte che son foco, se mi fugge dal cor nel volto il sangue. L’uno e l’altro mi viene da voi, luci serene. Fia vantaggio, canzon, ch’io ti nasconda; ché mal con fosco inchiostro sí bei colori hai mostro.