Italian poem
Per la guerra d'America
Dunque fia ver? Le sanguinose spade Più non porranno? Il glorioso alloro Mani fraterne sfronderan? Le sponde Cui Libertà sorrise Rosseggeranno di fraterna clade? E dalle americane ospiti fronde Muterà il trono Libertà sbandita? E sperderan di Libertà il tesoro? Nullo timor, nulla speranza ancora Quelle sanguinolenti ire conquise? A sì felice aurora Questa succederà notte aborrita? O tu, ch’oltre la sfera E le nebbie di nostri odj mortali Siedi, e a poche sorridi anime elette, Eterna Verità, tu dammi l’ali, Dammi virtù, che sia Interprete di te la voce mia!
O di discordia orrenda Germe funesto e ria cagion di pianto E d’eterno rimorso! Ai padri accanto Non giacciano i codardi Che a la lizza feral corser primieri. Liberal non accolga il patrio tetto Chi da vil odio morso Sfogò sua rabbia nel fraterno petto! In lettere di sangue Gli siederà l’infamia in su la fronte; Ovunque moverà ramingo il passo, L’incalzerà il rimorso; Nè morran seco la memoria e l’onte.
Già correr sangue io vedo La gleba, ove sul vomere sudante Gioía le blande orezze Il colono solerte, E all’aura vespertina ondoleggiante La ricca mèsse, ove già fùr deserte Piagge e inospiti lande, unico asilo Alle belve dipinte. E sangue io vedo Volgere le tumide onde, Ed ahi, sul risonante Dorso non veggio la dorata prora Che le rari nel sen merci nasconde; Ma rotte antenne e sparte Vele e lacere insegne E galleggianti sarte E travolti cadaveri ed ordegni Terribili di guerra, De la rabbia civil non dubbi segni!
Pallide come spettri erran le vie Sanguinose, le madri a la tard’ora Neglettamente in bruno vel raccolte; E fumar vedon l’aie, E le pingui mancar bionde ricolte Che dei figli malnata ira distrugge; E tuonar per la lunga odono l’eco Di ripercossi acciari, E di lunghi ululati empiono il cielo. Del sacro Eurota o sacro Imperituro zelo Di feminea virtù! Sul limitare Sedean le madri disdegnose, i figli Su lo scudo aspettando, O del gramineo serto o del murale O del rostrato onusti; E le ferite sanguinanti ancora, Gloriose baciando. Onde i prodi cogliean nome immortale, Lui beato, dicean, che tra’ perigli De la patria primier vola, e procombe! E religion la patria era, e sol nume Era il dovere, e sacre eran le tombe.
E tal voi foste allora Che al cimento mortal correan festanti figli vostri, o Amazzoni novelle D’un nuovo Eurota! E voi ditelo, o schiere Franche, o ispane coorti, Che al vostro grido redentor primiere Correre le vedeste, E pugnare, e svegliar l’ire dei forti! Lo sa il tiranno d’Albion, lo sanno Di Charlestòne i liti, Dove volar fùr viste in fra’ perigli In difesa dei figli e dei mariti! Ma or vano è il pianto, e la virtù non giova. Inesorata è l’ira Come la morte. Un dì fu visto un fiero Offeso figlio di Quirino, al piede D’una madre depor l’armi e lo sdegno, Chè a la difficil prova Quell’irato non resse. Or vano è il pianto, Chè già ogni senso di pietà è distrutto, Ogni virtù in oblio. Un émpito per tutto Di ciechi studi e uno stridir di carra E un rimpalmar di corazzate legna E un batter di lucenti armi e una piena Di furibondi. Libertà vegg’io Da l’apalachie vette Fisar quegl’implacati odi, e la ria Lotta sterminatrice, e al ciel, sdegnando, Mira il guardo raggiante e la serena Luce vagheggia ove tornar desia.
Ed ecco allor sui combattuti campi Nebbia feral si stende E i pugnanti nel grembo atro ravvolge: Una torbida fiamma ecco s’accende Fra la notte e l’orror. Come gigante Balza fuor da l’avello Di Vasintón l’irata ombra, e agl’irati Si leva in mezzo, ed, Ove, ove correte, Ove correte, ei grida, o forsennati? A chi nemici incontro, A che battaglia, a che vittoria? Oh stolti, E son fraterni petti Che correte a ferir? L’istesso cielo Non vi sorrise, e vita e patria e nome
Vi diè comuni e lingua ed ara e affetti? Queste non son le tombe Dei vostri padri che morìr per voi? Che morìr per la patria? Oh, dilungate Dilungate da quelle ossa, o profani! Sovra la polve di cotanti eroi, Empi, non lice insanguinar le mani.
Ecco già sento un suono Di straniere falangi, e i nostri dritti Calpesteran. Profaneran gli altari, Il nostro onor, la nostra patria. È l’oro A quei tristi sol nume, è l’éneo tuono Lor diritto, e la preda unico alloro. E noi staremo? E spezzerem le spade Sui nostri petti? Allo stranier procace Tradirem nostra patria e nostro serto? Oh, pace, esacerbate anime, pace! E se di loro alcuno Approdare oserà nostre contrade, Vedrà come nel dì de le vendette Sappian volgere il brando ai traditori Un popolo discorde; E sui paterni avelli Serrar le destre e ritornar fratelli!