Italian poem
Una fera gentil più ch'altra fera
by Matteo Frescobaldi (1297–1348)
Una fera gentil più ch’altra fera D’un bosco a pascer in selvaggio loco Vidi passare e poi fermarsi un poco, Candida tutta con sua vista altera. Faceva invidia al sol ch’alla sua spera Preso. . . . . . . . . Nel vago aspetto apparve fiamma e foco: Attento io riguardai pur là dov’era. Poi per vago sentier seguii la traccia, Misi ai bracchetti, e gittai rete al varco: Ma altri cacciatori a simil caccia Vidi correr con lor saette ed arco, E seguitarla con più forti braccia. Che fia, non so; e pur me ne rammarco. Dïana, fa’ che ne’ tuoi prati verdi Questa candida cerva io non la perdi.