Versos Italian Meo Abbracciavacca Considerando l'altera valenza

Italian poem

Considerando l'altera valenza

by (1300–1313)

Listen in the reader

Considerando l’altèra valenza, ove piager mi tene, ’maginando beffate, lo penserò sovenmi, di speranza e di soffrenza ne le gravose pene, di disianza portar piú leggero. Cá lo dispero — non bave podere ne l’autro mio volere, acciò ch’a lo signor di valimento non falla vedimento di provedere li leai serventi; unde m’allegro, stando nei tormenti. Dunqu’allegrando selvaggia mainera, natura per potenza di figura piagente muta loco. Ché ’ntendimento in anche cosa clera turba sentire intenza ne la vita d’ardente coral foco. Ed eo ne gioco. — Non deggi’ obbriare quella, che sormontare mi face la natura, modo ed uso. Quasi dato nascoso sono a ubidir mia donna fina, com’al leon soggetta fèra inchina. En dir assai fedel, mia donna, paro in core innamorato; ma ciò, pensando, fall’esser poria, ché spesso viso dolze core amaro tene: poi ch’è provato, nente si cela a mostrar che disia. Però vorria — vi fuss’a plagere me servendo tenere; ché si mi trovereste in cor siguro leal com’oro puro, che, non guardando mia poga possanza, mi donereste gioi’ di fine amanza. Prendendo loco parlando talento, in voi, gentil sovrana, ragione porterea tal convenensa. Ma, divisando, tem’e’ ’l valimento c’avete venir piana mia disianza, si mi veo ’n bassenza. Poi che temenza — n’aggio, si conforto: che non sera diporto tant’adunato parte per natura, fòr pietate: non dura orgoglio in gentil cosa si finita, ma l’umeltá fiata onne compita. Como risprende in iscura partuta cera di foco apprisa, si m’ha’llumato vostra chiara spera. Ché, prim’eo ’maginasse la veduta de l’amorosa intisa, non era quasi punto piú che fèra. Ora, ch’empera — mevi amore ’n core, sento ed ho valore, e ciò che vaglio tegno dall’altura, complita in voi figura d’angelica sembianza e di merzede, per cui la pena gioi’ lo meo cor crede.