Italian poem
148. Con più certa salute
Con più certa salute men grazia, donna, mi terrie ancor vivo; dall’uno e l’altro rivo degli occhi il petto sarie manco molle. Doppia mercé mie picciola virtute di tanto vince che l’adombra e tolle; né saggio alcun ma’ volle, se non sé innalza e sprona, di quel gioir ch’esser non può capace. Il troppo è vano e folle; ché modesta persona d’umil fortuna ha più tranquilla pace. Quel c’a vo’ lice, a me, donna, dispiace: chi si dà altrui, c’altrui non si prometta, d’un superchio piacer morte n’aspetta.
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- 150. Non men gran grazia, donna, che gran doglia
- 151. Non ha l'ottimo artista alcun concetto