Italian poem
163. Quante più fuggo e odio ognor me stesso
Quante più fuggo e odio ognor me stesso, tanto a te, donna, con verace speme ricorro; e manco teme l’alma di me, quant’a te son più presso. A quel che ’l ciel promesso m’ha nel tuo volto aspiro e ne’ begli occhi, pien d’ogni salute: e ben m’accorgo spesso, in quel c’ogni altri miro, che gli occhi senza ’l cor non han virtute. Luci già mai vedute! né da vederle è men che ’l gran desio; ché ’l veder raro è prossimo a l’oblio.
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