Italian poem
Manzoni inedito
by Michele Scherillo (1860–1930)
E sento come il più divin s’invola, Nè può il giogo patir della parola. . . . . . . . . . Ma più nel sacro punto allor che l'alma Dai pigri nodi del sopor si scote; Che in sè sola ancor vive, e lieve, in calma, Il soffio della vita lo percote; Nè giunta a soverchiarla ancor la salma È delle cure e delle voglie note; Sì che il pensier disprigionato e solo Batte per aria più celeste il volo.
. . . . . . . . . Ma se le viste cose a narrar prendo, Gran parte la memoria m’abbandona, Chè, i terrestri pensier sopravvenendo. Al primo soffio, di leggier s’adona; E quel pur che a fatica in carte io stendo Del concetto minor troppo mi suona; Ch’io sento come il più divin s’invola, Nè può il giogo patir della parola. . . . . . . . . .
Vieni, o Signor, riposati, Regna nei nostri petti! Sgombra da’ nostri affetti Ciò che Immortai non è.
Sei nostro! Ogni tua visita Prepari un tuo ritorno, Fino a quell’aureo giorno Che ci rapisca in Te.