Italian poem
Poeti ed eroi
by Michele Scherillo (1860–1930)
....I prigioni escon del campo a torme; I condottieri ed i soldati a gara Li mandan sciolti, nè tener li puote Fuor che un vostro comando. ....È questo un uso Della guerra, il sapete. È così dolce Il perdonar quando si vince! e l’ira Presto si cambia in amistà ne’ cori Che batton sotto il ferro. Ah! non vogliate Invidïar sì nobil premio a quelli Che hanno per voi posta la vita, ed oggi Son generosi, perchè ier fur prodi.
il conte. Quanti prigion restano ancora? il soldato. Io credo Quattrocento, signor. il conte. chiamali... chiama I più distinti... quei che incontri i primi: Vengan qui tosto. il conte. O prodi indarno, o sventurati!... A voi Dunque fortuna è più crudel? Voi soli Siete alla trista prigionia serbati?... Voi, di chi siete prigionier? un prigioniere. Noi fummo Gli ultimi a render l’armi. In fuga o preso Già tutto il resto, ancor per pochi istanti Fu sospesa per noi l’empia fortuna Della giornata; alfin voi feste il cenno D’accerchiarci, o signor: soli, non vinti. Ma reliquie de’ vinti, al drappel vostro....
il conte. Voi siete quelli? Io son contento, amici. Di rivedervi; e posso ben far fede Che pugnaste da prodi: e se tradito Tanto valor non era, e pari a voi Sortito aveste un condottier, non era Piacevol tresca esservi a fronte. . . . . . . . . . . . . Voi siete sciolti, amici. Addio: seguite La vostra sorte, e s’ella ancor vi porta Sotto una insegna che mi sia nemica.... Ebben, ci rivedremo.