Versos Italian Olindo Guerrini Romanza

Italian poem

Romanza

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Crudo ed avaro, nel suo castello Viveva il Conte del Meloncello, Quindi nessuno ci volea ben.

Trattava i figli come serpenti, E, dice un libro, che ai suoi serventi Il pane e l'acqua ci dava appen.

Il primogenito di nome Augusto Era un bel giovine, svelto e robusto, Che l'ammiravano per la città. Membro dei Reduci dalle Crociate, Molte godevasi maccaronate Coi Soci, e andavano di qua e di là.

Lo seppe il padre che, all'olmo andato, A sè un sicario tosto chiamato, Mettere il figlio fece in prigion. Cavar gli fece l'elmo e lo scudo E in una torre lo mise nudo Ed era, ahi vista! senza i calzon!

Ma il padre barbaro che una mattina Privo di lampada stava in cantina E, come al solito, tirava il vin, (Ah, proteggeteci Angeli e Santi!) Fetente e squallida si vide avanti L'ombra terribile d'un cappuccin.

E l'ombra disse: «Non hai vergogna Di quel che hai fatto, brutta carogna? Libera il figlio; dà mente a me!» Al padre infame, pel terror grande, Cambiar colore fin le mutande, Tal che ammorbava da capo a piè.

Indi, recatosi alla prigione, Con mano tremula aprì il portone E disse: «Vattene dai piedi fuor!» Augusto, libero, ratto andò via, Indi, impiegatosi, sposò l'Argia E lunghi vissero giorni d'amor.

Arco a due chilometri da Bologna. Il castello non esiste più, ma invece vi si trovano, una stazione di Guardie di P.S. e un'osteria.

Andato in furia.

Ahi, non fu vero!