Italian poem
Lieta e chiusa contrada, ov'io m'involo
by Pietro Bembo
Lieta e chiusa contrada, ov’io m’involo al vulgo e meco vivo e meco albergo, chi mi t’invidia, or ch’i Gemelli a tergo lasciando scalda Febo il nostro polo?
Rade volte in te sento ira né duolo, né gli occhi al ciel sì spesso e le voglie ergo, né tante carte altrove aduno e vergo, per levarmi talor, s’io posso, a volo.
Quanto sia dolce un solitario stato tu m’insegnasti, e quanto aver la mente di cure scarca e di sospetti sgombra.
O cara selva e fiumicello amato, cangiar potess’io il mar e ‘l lito ardente con le vostre fredd’acque e la verd’ombra.