Italian poem
L'inverno ovvero La provvida pastorella
Perché, compagne amate, Perché tanto stupor? Che avvenne al fine? Il verno ritornò! Grande, inudito Veramente è il disastro: e non potea Prevedersi da noi. Deh un tal portento D'esagerar cessate. Al guardo mio Forse esposto non è? Nol veggo anch'io? So che il bosco, il monte, il prato Non han più che un solo aspetto: Che gelato il ruscelletto Fra le sponde è prigionier. Dal rigor del freddo polo Sento anch'io qual aura spiri: So che agghiacciano i respiri Su le labbra al passaggier. Ma che perciò? Ne' miei tiepidi alberghi, A dispetto del verno, aure temprate Forse non respirate? Ad onta forse Dell'avaro terreno, i fiori, i frutti Delle stagion più liete Qui abbondar non vedete? E se tremate Nelle vostre capanne, e se di tutto Là soffrite difetto, Ne ha colpa il verno? Alle stagioni amiche Perché non imitarmi? Allor che intesa Er'io d'aridi rami a far tesoro, Sul faggio e su l'alloro Ad incider perché di Tirsi il nome Perdeva i dì la spensierata Irene? Dalle campagne amene al mio soggiorno Quand'io facea ritorno Di grappoli e di pomi onusta il seno, Perché del suo Fileno Nice di selva in selva Correa gelosa ad esplorare i passi? Quando provvida io trassi A' miei tetti le spiche in fasci unite, Su le sponde fiorite D'ombroso stagno a che d'Elpino al fianco I pesci Egle insidiar ne' lor ricetti? Di cure sì diverse ecco gli effetti. Non v'insulto, o compagne: anzi alla vostra Negligenza degg'io tutto il più caro Frutto de' miei sudori, Ch'è il piacer di giovarvi. Oh me felice! Se l'istesso amor mio, che or vi difende, Pròvvide ancora in avvenir vi rende. Chi vuol goder l'aprile Nella stagion severa, Rammenti in primavera Che il verno tornerà. Per chi fedel seconda Così prudente stile, Ogni stagione abbonda De' doni che non ha.