Versos Italian Prudenza Gabrielli Selve incognite al Sol, torbide fonti

Italian poem

Selve incognite al Sol, torbide fonti

by (1654–1709)

Listen in the reader

SElve incognite al Sol, torbide fonti, Limosi stagni, antri profondi oscuri, Fiere balze, erme rupi, alpestri monti, Fidi ricetti sol d’angui, e sicuri Nidi di belve, in voi mi poso e spero, Che in breve il giorno agl’occhi miei s’oscuri Più non alberghi in me lieto pensiero Di lusinghiera ingannatrice spene, Ma larve, che il mio duol faccian più fiero, Che d’Isìon, di Tantalo le pene Son’ombra in paragon di fè tradita, E d’un’alma, che perda il caro bene. Miglior sorte mi fora uscir di vita, Che vivendo ad ogn’or sentirmi al cuore D’amor, di gelosia doppia ferita. Ma neppur Morte può tormi al dolore: Che nel doppio sentier l’alma confusa Non sa donde dal seno uscirsen fuore. Lasso! Al dolce parlar mia fè delusa Rimase, ed al celeste almo sembiante: Che una Dea non credeva a tradir usa. Ben fu pietà d’Amor farla incostante: Che se tanto n’avvampo e m’è rubella, Qual sarìa l’ardor mio se fosse amante? Pur t’incolpo, o tenor d’iniqua Stella: Perchè farla gentil, quand’è sì ingrata? Perchè farla infedel, quand’è sì bella? Ma pari al suo fallir la dispietata Pruova martir: che se nega il gioire A me che l’amo, altrui ama ingannata. E mentr’empia ella gode al mio martire, Schernita si riman la sua incostanza: Che pena è il fallo stesso al suo fallire. Amor, se sei tu giusto, a mia costanza Or devi il premio; e se non puoi far Clori Fida, togli al mio cuor la sua sembianza. Ah nò: solo al mio duol pene maggiori Aggiungi, e fiamme all’avvampato petto: Ella lieta sen viva a i nuovi amori. Poichè dal mio penar gradito effetto Almen trarrò, s’alla tiranna mia È ministro il mio duol del suo diletto. Forse avverrà, che un dì, resa più pia, Fedel ritorni, e sgombri dal mio seno Col Sol degli occhi il gel di gelosia; Onde sanato dal mortal veleno, Famelico e digiun lo sguardo torni Il cibo a tor del volto suo sereno. Allor.... Ma speme vana, ancor soggiorni Nel petto, e lusingar tenti il cuor mio, Perchè bersaglio all’onte sue ritorni? Andranno i monti, e starà il fiume e ’l rio Pria, ch’io miri quel volto. Ah troppo omai Troppo intesi e soffri, troppo vid’io. Anzi, occhi miei, se v’incontraste mai In quella menzognera, e al reo splendore Pur vi fisaste dei suoi crudi rai; Vi ricuopra in quel punto eterno orrore.