Italian poem
Trittico
I.
La triste pallidezza delle donne prossime al parto, le culle assetate per gli ospiti futuri e sconosciuti... forme a pena abbozzate, fra le candide trine, indefinite; dolci balbettamenti senza fine, larghe pupille sbigottite, piccole teste tonde come palle... O bambini, o bambine, sono nati, son nate!
II.
Cuori febbrili ed indomati sensi, desideri che il sonno fa compire, mani che lentamente si cercano, si toccano, labbra congiunte appassionatamente, soavi appuntamenti in mezzo ai densi ramoscelli, ove Cupido attende che la notte nera mandi a spegnere nel mare azzurro il sole, per fondar le scuole; giovani ardenti e folleggianti vergini... Sono grandi, son grandi!
III.
Nei cimiteri spesse zolle di terra, fra le croci sassi e nicchie; dei nomi antichi assai che sopra i freddi marmi bianchi e austeri la lebbra de le pietre cancellò... Monumenti, davanti alle cui porte, ove un lume di morti stride ed arde, i ragni più feroci hanno filato le sottili tele... O vegliardi, o vegliarde sono morti, son morte!...