Versos Italian Teofilo Folengo Sole

Italian poem

Sole

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Alma felice, c'hai sola quel vanto aver di l'alta mente simiglianza, onde guardar mi puoi frontoso, altero, qual or ti fai, ché 'n me, codarda tanto, piú estimi questo raggio che l'orranza del dato a te sovra ogni stella impero? Non Dio, ma un messaggero di lui ti vegno da quell'una luce, ove ben sette volte intorno avrai di me piú bianchi rai; da Quel senza cui nulla fiamma luce, ma come in vetro egli per noi traluce.

«Anima facta est similis Deo, quia immortalem et indissolubilem fecit eam Deus. Imago erga ad formam pertinet, similitudo ad naturam». AUG.

Or dunque piú alto e non sí basso adora, ché l'esser mio fu solo in tuo servigio. Mira come ascendendo passo passo, senza mai far in lunga via dimora, di miei cavalli tempro sí 'l vestigio, che l'ampia rota, ove tornando passo, non unqua vario e lasso, finir a la prescritta meta deggio. Vedi come l'estreme parti abbraccio, e quanto puosso faccio sol per accomodarti l'uman seggio, ove di quanto sai voler provveggio. Mira quell'ampia zona come obliqua mi volge a drieto, onde ne vado e riedo insieme, ostando al mio tornar sí ratto. Né di' che tal ripulsa mi sia iniqua; ché risospinto, mentre vi procedo, l'un emisfero aggiorno, l'altro annotto, scorrendo quattro ed otto segni per tanti mesi, e passeggiando causo molta bellezza di natura, c'ha, variando, cura farti piú vago e lieto il mondo, quando d'ambi solstici a l'equinozio scando.

Zodiacus.

Duplex et diversus motus.

Quinci l'arista, e 'l ghiaccio quindi apporto, lá il fior e 'l frutto a piú tua dolce gioia. Ma non usar del ben concesso in male, ché sentiressi quanto è ratto e corto il mio gir lento, e ti darei gran noia solcando il cerchio estivo e glaciale. Poi 'l tempo c'ha cent'ale a gli omeri, a le mani, al capo, ai piedi, ch'ora sotterra giace in le catene, verria stôrti dal bene ch'oggi sí lieto godi e te 'l possedi; e ne faria soi giorni e mesi eredi.

«Quanto maiora beneficia sunt hominibus constituta, tanto graviora peccantibus iudicia». CHRYS.

Ben tempo fu, che chi sia 'l tempo e morte quello provasti, e questa dir sentisti; e l'uomo Dio, che d'uomo a tempo nacque (ma sempre di Dio nasce, ed or le porte del ciel entrar hai visto), giá servisti, quando per l'uomo farsi uomo li piacque; ché nel presepio giacque nudo, fra l'asinello e bue nasciuto. Ma, d'ignoranzia in grembo, l'hai scordato: però da Dio novato col mondo sei, che dianzi eri perduto, e novo Adamo fatto sei di luto. Luto non sei piú, no, ma novo Adamo per cui ruppe oggi Dio la massa, e d'ella novellamente noi per tuo ben scelse; noi, dico, stelle, ch'anzi ti eravamo co' l'altre cose nulla o quel si appella «Caos», donde 'l bel seclo Dio ti svelse. Ma sovra le piú excelse corna de' monti, onde ti porto il giorno, piantato t'è un terrestre paradiso, che di solaccio e riso onestamente sendo sempre adorno, Iesú spesso vi fa teco soggiorno.

«Laetitia bonae conscientiae paradisus est, pollens affluentia gratiarum affluensque deliciis». AUG.

Adora lui, se forse quanto sia, (dandogli 'l cor sí come hai fatto), gusti. Quel non son io, perché da te adorato ne vegna, come al mondo errore fia di Manicheo e soi sequaci ingiusti. Cristo non son, perch'egli sempre a lato del Padre sia chiamato «sol di giustizia»; dond'ei dir si puote Cristo esser sole, e 'l sol non esser Cristo. Sol son io 'l sole, visto d'occhio mortal; ma l'altro sol percuote di cieco error chi vòl mirar sue rote.

Inscrutabile Dei numen.

Ora piú non m'attempo, ché senza me vedi ogni errante stella (per trarne frutto, chi testé, chi a tempo), volersi unir indarno a mia sorella, che adultera s'appella d'ogni pianeta, e pur senza noi dua con puoco effetto va la vertú sua.

Luna omnium planetarum concubina.