Italian poem
Vostre son queste tenere
by Tommaso Crudeli (1702–1745)
Vostre son queste tenere dolci rime amorose, innamorati giovani, donzellette vezzose. Nell’ore chete e placide, belle, sol per piacervi talor percuoto ed agito i poetici nervi.
Canti chi vuol l’argoliche pugne di Xanto in riva, e chi vuol dell’olimpiche ferventi ruote scriva; io che d’intorno sentomi fischiar d’Amore i dardi, su la febea testudine canto sol labra e sguardi.
Rotto il nemico esercito sotto le tende amiche, canta guerrier d’indomiti destrieri e di loriche; ed il nocchiero impavido alla nascente aurora canta di flutti e vortici in su la curva prora.
Te l’amorosa cetera oggi cantar desia, a te, donzella amabile, le liete rime invia, che sull’ale di Zeffiri or vengono portate lungo l’arene adriatiche amiche a libertate.
Canto i vezzi e le grazïe di due luci serene, che ponno il cuor più barbaro avvolgere in catene; e canto l’odorifere tue nunzïali tede, e pel sentier poetico me solo Amor precede.
Il vanto a tue purpuree labbra contende in vano il più ramoso e nitido corallo americano; ed il tesor bianchissimo dei bei denti somiglia terse perle etïopiche dentro nata conchiglia.
Felice te! Lietissima fra quante donzellette sentirai in sen le fervide dolci d’Amor saette! Non sempre è ver che pascansi sol di sospiri e pianti; ridon talvolta e godono i prigionieri amanti.
Ma mentre ïo col pettine batto le corde d’oro e alle donzelle e a’ giovani apro il febeo tesoro, veggio che i pronti e lucidi cavalli il sol declina dentro l’estrema atlantica occidental marina.
Disciogli dunque, o nobile sposa, la ricca vesta tinta di tiria porpora e di argento contesta; solo il sottile e batavo lino odoroso e bianco or ti ricopra il tenero e rilevato fianco.
Nell’ampio letto e morbido di fregi e d’or pomposo, bella, ti aspetta e pregati l’impazïente sposo. Vedrai che sempre il talamo no, non chiede quïete; né sempre in lui si dormono l’ore notturne e chete.
Odi che il caldo giovane te alla battaglia sfida; a vostra pugna placida feconditade arrida. Ma quale, ahimè, di lacrime pioggia i lumi t’abbaglia? Te forse turba ed agita il nome di battaglia?
Questa non è la barbara e dispietata arena che i gladiator lasciavano sparsa di sangue e piena; queste non son di Rodope l'inospite dirupi, ove a morte si sfidano orsi, leoni e lupi.
Dimani quando Appolline farà ritorno a noi, se tai pugne ti piacciono, mi saprai dir da poi; ed io su gli occhi languidi e sul tuo crin scomposto del tuo guerriero intrepido vedrò il valor nascosto.